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Come funzionano le app per guardare attraverso i vestiti?

Pubblicato il 2015-09-30 13:09:29 da Giuseppe Anzalone - 0 Commenti

Penso che avere un paio di occhiali per guardare attraverso i vestiti sia stato il sogno di tutti i ragazzini della mia generazione. In tempi in cui i cellulari non esistevano ancora, le riviste per adolescenti erano piene di pubblicità che propinavano gli occhiali a Raggi X.

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Erano degli occhiali dalla montatura spessa e con dei cerchi concentrici disegnati al posto delle lenti; sembravano più degli occhiali da clown che degli strumenti tecnologici.

Nonostante fossero evidentemente una bufala, c'era chi li comprava e raccontava bugie riguardo al loro reale funzionamento pur di giustificare l'inutile acquisto. Cosa si vedesse realmente con quei fondi di bottiglia al posto delle lenti, è rimasto per me sempre un mistero.

A distanza di molti anni le cose non sono poi così cambiate. L'avvento degli smartphone ha riacceso un barlume di speranza in tutti coloro che sono rimasti delusi dalla bufala degli occhiali. Credo che l'illusione nasca fondamentalmente dal fatto che molti usano gli smartphone con una scarsa consapevolezza della tecnologia che vi è dietro. Magari pensano che davvero la potentissima fotocamera di cui sono dotati sia potenzialmente capace di scrutare attraverso i vestiti. Colgo quindi questa occasione per sfatare ogni mito: non esistono app che vi facciano vedere attraverso i vestiti, né esistono app capaci di trasformare il vostro telefono in uno scanner a raggi X.

Non si può creare una app per fare qualunque cosa. Ci sono dei limiti tecnologici oltre i quali non si può andare.

Perché tali app sono una bufala?

Non siete ancora convinti che si tratti di una bufala? Vi spiego il perché! L'occhio umano è sensibile alle radiazioni elettromagnetiche con lunghezza d'onda che va dai 400 nanometri (zona del blu) a circa 700 nanometri (zona del rosso). Questo intervallo di lunghezze d'onda identifica quella che comunemente chiamiamo luce. I sensori utilizzati dalle fotocamere (CCD o CMOS) sono sensibili a radiazioni elettromagnetiche con uno spettro leggermente più ampio che va da circa 300 nanometri (zona in cui inizia l'ultravioletto) ai 1200 nanometri (zona dell'infrarosso).

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Per effettuare delle scansioni a raggi X è necessaria innanzi tutto una fonte che generi tali raggi e state certi che nessuno smartphone ne è dotato. Inoltre, dato che le lunghezze d'onda dei raggi X sono al di sotto dei 10 nanometri, i sensori da fotocamera sono incapaci di rilevare tali radiazioni.

Affinché il sensore possa ricostruire i colori in modo fedele, vengono ad esso sovrapposti dei filtri che attenuano i raggi ultravioletti ed i raggi infrarossi. Sul sensore viene inoltre disposta una microscopica matrice di filtri colorati (rosso, verde e blu) che emula il comportamento dei coni dei nostri occhi. Tanto migliore è la qualità della nostra fotocamera, tanto più la sua sensibilità sarà simile a quella dell'occhio umano.

Quindi scordatevi di poter vedere con il vostro smartphone cose che non siete capaci di vedere con i vostri occhi.

Se qualche amico vi ha fatto credere di aver scattato immagini tipo quelle che seguono, state certi che si tratta di fotomontaggi. Esistono delle app che fondono una foto appena scattata con l'immagine di una lastra a raggi X o con l'immagine di una donna in bikini.

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Perché è meglio non installarle?

Appurato il fatto che si tratti di bufale, o se volete essere più tolleranti di scherzi, c'è un ulteriore motivo per stare alla larga da questo tipo di applicazioni: sono spesso imbottite di annunci pubblicitari molto invadenti ed in alcuni casi contengono trojan. Ad esempio abbiamo di recente rimosso da TorrApk una app molto gettonata chiamata “Naked Scanner” perché conteneva pubblicità troppo invasiva.

Se siete interessati vi segnalo un link per approfondire l'argomento relativo alla sensibilità dei sensori per fotocamera. Vi allego anche un altro link tramite il quale potrete scoprire qualche curiosità relativa ai famosi occhiali a Raggi X.

 

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Giuseppe Anzalone
Ciao! Sono Giuseppe, ingegnere elettronico e programmatore. Lavoro da molti anni nel settore dell'automazione industriale occupandomi di progettazione elettronica e sviluppo di software per sistemi di controllo real-time. Da qualche anno lavoro anche allo sviluppo-web e mi occupo di sicurezza informatica.
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